Qualità del software.
La realizzazione del software è un'attività complessa articolata in più fasi. Per questo motivo può essere associato ad un prodotto ingegneristico, ma se ne differenzia soprattutto per alcune caratteristiche:
* è molto "malleabile";
* è un prodotto human intensive (e cioè un prodotto che richiede un considerevole sforzo in risorse umane perché si concentra soprattutto sulla progettazione e sull'implementazione).
Licenze d'utilizzo e distribuzione.
La licenza d'uso è un documento che accompagna il software e specifica i diritti e i doveri di chi lo riceve e di chi lo diffonde. Esistono licenze libere, le licenze Open Source e licenze proprietarie. Tutte le licenze d'uso traggono il loro valore legale dalle norme sul diritto d'autore (il copyright). Nasce in seguito anche l'Open content che ha come scopo quello di trasferire le licenze su opere diverse dal software.
Le licenze di utilizzo e distribuzione del software libere ed Open Source sono numerose, ma quelle effettivamente diffuse sono poche. Per l'89% si tratta di GPL, LGPL e BSD (licenza storica di Unix, tornata in uso dall'avvento di Linux).
Alcune licenze:
* Creative Commons
* GNU-GPL (la licenza libera più diffusa)
* GNU-LGPL
* BSD
o Comparazione di licenze libere
Le varie licenze analizzano sommariamente i seguenti aspetti:
* Il permesso d'autore (copyleft)
* Il diritto d'autore (copyright).
* Il software proprietario
* Il software libero (free software)
* Il software Open Source
Brevettabilità del software.
Nell'Unione Europea , i software non possono essere oggetto di brevetto. Il 1 agosto 2005, il Parlamento Europeo ha respinto la proposta di direttiva per la "Brevettabilità delle invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici", sostenuta dalla Commissione. [1][2].
La proposta è stata rigettata alla prima votazione con 648 voti contrari, 14 favorevoli, rispetto a 648 schede scrutinate.
Il giorno prima della votazione, la Commisione Europea ha confermato che, in caso di bocciatura, non sarebbe stato presentato un nuovo testo sull'argomento.
Sviluppo del software:
Ingegneria del software
Progettazione (ingegneria del software)
Metodologia di sviluppo del software
Processo software
Ciclo di vita del software
Scelta del modello di sviluppo
Localizzazione
Manutenzione
Collaudo
Tecniche di controllo
Ispezione
Strumenti
Compilatore
Computer-aided software engineering
Software development kit
Tipi di software in relazione alla licenza d'uso:
Freeware
Shareware
Software proprietario
Software libero
Elenco di casi di adozione di software libero
Software libero/draft
Software Free/Libero/Open-Source (FLOS)
Free Software Users Group (FSUG)
Free and Open Source Software (FOSS)
Differenza tra Software Libero e Open Source
Tipi di software:
Elenco di tipi di software
Software per l'office automation
Professioni correlate
Sviluppatore
Programmatore
Webmaster
Motori di ricerca dedicati al software
GetSWare
Fondazioni e aziende
Creative Commons
Free Software Foundation (FSF)
Elenco di aziende informatiche
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venerdì 20 febbraio 2009
martedì 17 febbraio 2009
Storia e nascita del Software.
Il termine software (usato in ambito informatico) è una vocabolo creato a partire da due termini della lingua inglese, soft (morbido) e ware (manufatto, oggetto) e sta ad indicare un programma o un insieme di programmi in grado di funzionare su un elaboratore.
Storia del software
Il termine Software ha origine durante la seconda guerra mondiale. I tecnici dell'esercito inglese erano impegnati nella decrittazione dei codici tedeschi di Enigma, di cui già conoscevano la meccanica interna (detta hardware, roba dura, nel senso di ferraglia) grazie ai servizi segreti polacchi. La prima versione di Enigma sfruttava tre rotori per mescolare le lettere.
Dopo il 1941, ad Enigma venne aggiunto un rotore, e il team di criptanalisti inglesi, capitanati da Alan Turing, si dovette interessare non più alla sua struttura fisica, ma alle posizioni in cui venivano utilizzati i rotori della nuova Enigma. Dato che queste istruzioni erano scritte su pagine solubili nell'acqua per poter essere più facilmente distrutte, e per contrasto con hardware, furono chiamate software (letteralmente roba tenera).
Il senso moderno del termine deriva dalle istruzioni date ai computer, ed è stata utilizzata per la prima volta nel 1957 da John Wilder Tukey, noto statistico statunitense. Dal 1950 l'analogia tra l'hardware ed il corpo umano e quella tra il software e la mente umana si è fatta molto forte, dal momento che Turing ha sostenuto che il progresso tecnologico sarebbe riuscito a creare entro il 2000 delle macchine intelligenti, in grado di pensare autonomamente per la risoluzione dei problemi.
Aumento del codice e potenziamento dell'hardware.
Alla storia dell'evoluzione del software è legato lo sviluppo dell'hardware. Come evidenziato dalla seconda legge di Moore, oltre ai costi, una minaccia alla velocità di elaborazione viene dal software. Infatti ciò che conta per un utente non è tanto la velocità di elaborazione del processore, quanto la velocità effettiva di processazione del codice, calcolata in base al tempo che occorre alla CPU per eseguire un'operazione (come la scrittura di un testo, la creazione di una cartella, ecc.).
Nathan Myhrvold, direttore dell'Advanced Technology Group della Microsoft, ha effettuato uno studio sui prodotti Microsoft calcolando le linee di codifica per le successive release dello stesso software:
* Basic: 4.000 linee di codice nel 1975 a 500.000 nel 1995
* Word: 27.000 linee di codice nel 1982 a 2.000.000 nel 2002
La continua aggiunta di nuove funzionalità al software esistente giustifica la costante richiesta di processori più veloci, memorie più grandi e più ampie capacità di I/O (Input/Output).
Infatti, anche le altre tecnologie si sono evolute di pari passo:
* i dischi rigidi da 10 MB (1982) a 1 TB (2007);
* i modem analogici da 110 bit/sec a 56 kbit/sec.
Myhrvold traccia un parallelismo con la legge di Moore: "abbiamo aumentato la dimensione e la complessità del software ancora più rapidamente di quanto non prevedeva la legge di Moore", "gli utenti del software hanno sempre consumato le maggiori capacità di elaborazione ad una velocità uguale o superiore a quella con cui i produttori di chip le mettevano a disposizione
Classificazione.
I software possono essere classificati secondo diverse caratteristiche: funzionalità (video scrittura, foglio elettronico, database, browser ecc), grado di apertura (open source o commerciale), tipo di sistema operativo (i software possono girare su Linux, MacOs, Unix o WIndows), istallabile o portabile o tipo di interfaccia (alfanumerica o grafica). Per fare un esempio, un software del tipo sistema operativo - basato su Linux - può essere a riga di comando o a interfaccia grafica e può essere una distro live o installabile.
I software possono essere divisi in quattro categorie principali:
* Software di base, che a sua volta si divide in tre ulteriori categorie:
o Sistemi operativi
o Compilatori
o Librerie
* driver
* firmware (cioè i software contenuti direttamente nell'hardware e che ne regolano le funzioni interne)
* programmi applicativi (cioè tutti quei software che vengono utilizzati per il lavoro quotidiano: dai programmi per l'ufficio, ai videogiochi).
Realizzazione del software.
Un software viene normalmente realizzato utilizzando uno o più linguaggi di programmazione. Se il progetto diventa complesso, è opportuno dividere il programma in uno o più moduli, che possono essere così affidati a diversi programmatori, modificati più semplicemente e riutilizzati in altri progetti.
La fase detta di compilazione, traduce ogni file del codice sorgente in un file oggetto contenente il programma in linguaggio macchina adeguato all'architettura hardware di destinazione. In seguito tutti i file oggetto attraversano una fase di linking per giungere al prodotto finale: il file eseguibile.
Alcuni software non vengono compilati in quanto le istruzioni contenute nel codice sorgente vengono subito eseguite da un software detto interprete.
La gestione del processo di sviluppo è caratterizzato dalla scelta di un modello di sviluppo del software codificato nell'ambito dell'Ingegneria del Software (Software Engineering), esistono:
* Il modello classico, o a cascata (water-fall)
* Il modello a spirale (object oriented)
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venerdì 13 febbraio 2009
Il computer del Futuro.
Il computer del futuro e' piu' vicino. Ricercatori di Infm-Cnr e dell'universita' di Basilea hanno infatti dimostrato la possibilita' di controllare e modificare i bit di un elaboratore quantistico attraverso campi elettrici, facili da generare e dotati di enorme precisione spazio-temporale.
Un risultato, secondo gli studiosi, che elimina una delle difficolta' per la realizzazione di calcolatori con tecnologia a magneti molecolari. La ricerca e' pubblicata sulla Physical Review Letters.
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Un risultato, secondo gli studiosi, che elimina una delle difficolta' per la realizzazione di calcolatori con tecnologia a magneti molecolari. La ricerca e' pubblicata sulla Physical Review Letters.
Sfruttare i campi elettrici per manipolare i qubit dei computer quantistici del futuro, superando uno dei maggiori impedimenti per lo sviluppo di questa tecnologia, il poter manipolare i bit quantistici in modo rapido ed affidabile.
Questo e' dunque il risultato del lavoro teorico portato avanti da Filippo Troiani, del laboratorio Infm-Cnr S3 di Modena, in collaborazione con il gruppo di Daniel Loss, dell'Universita' di Basilea.
Questo e' dunque il risultato del lavoro teorico portato avanti da Filippo Troiani, del laboratorio Infm-Cnr S3 di Modena, in collaborazione con il gruppo di Daniel Loss, dell'Universita' di Basilea.
"Lo studio -spiegano i ricercatori dell'Infm-Cnr- offre un approccio in grado di accelerare lo sviluppo e la realizzazione di elaboratori quantistici basati sulla tecnologia dei magneti molecolari, dei minuscoli magneti quantistici, per portare nel nostro quotidiano apparecchi rivoluzionari per velocita' e capacita'".
"A breve, -continuano i ricercatori dell'Infm-Cnr- i componenti fondamentali degli elaboratori raggiungeranno dimensioni alle quali gli oggetti si comportano in modi radicalmente diversi da quelli previsti dalla fisica 'classica' a causa dell'insorgere di fenomeni quantistici.
Lungi dall'essere un limite pero', questi fenomeni sono una grande opportunita', perche' grazie ad essi gli scienziati potranno costruire computer e memorie incomparabilmente piu' veloci di quelli attuali".
Lungi dall'essere un limite pero', questi fenomeni sono una grande opportunita', perche' grazie ad essi gli scienziati potranno costruire computer e memorie incomparabilmente piu' veloci di quelli attuali".
"E -sottolineano- i magneti molecolari rappresentano proprio il potenziale mattoncino di questi computer quantistici, su cui fondarne le strutture come e' oggi per i transistor". "Sono infatti -aggiungono ancora- economici da realizzare anche a grandi scale, sono prodotti da processi di sintesi chimica e sono in grado di memorizzare informazione nel loro stato magnetico".
Si tratta quindi di un deciso passo avanti verso i supercomputer del futuro. "I magneti molecolari sono una delle possibili chiavi per accedere al mondo del calcolo quantistico. Semplici da realizzare e ben compresi, saranno probabilmente i mattoni con cui costruiremo memorie e unita' di calcolo avanzatissime" spiega Filippo Troiani, ricercatore del laboratorio S3 di Infm-Cnr di Modena e coautore della ricerca.
Che conclude: "Se questi bit quantistici possono essere manipolati tramite campi elettrici, allora una parte delle difficolta' legate al loro utilizzo in calcolatori puo' essere superata, e la ricerca applicata puo' contare su nuovi, piu' potenti e pratici strumenti per costruire le prime macchine quantistiche".
Che conclude: "Se questi bit quantistici possono essere manipolati tramite campi elettrici, allora una parte delle difficolta' legate al loro utilizzo in calcolatori puo' essere superata, e la ricerca applicata puo' contare su nuovi, piu' potenti e pratici strumenti per costruire le prime macchine quantistiche".
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mercoledì 4 febbraio 2009
Otto euro per un computer.
Un computer laptop dal costo equivalente di otto euro. Ci sta lavorando da qualche anno il governo indiano come collaborazione tra diverse organizzazioni, inclusi studenti del Vellore Institute of Technology, scienziati dell'Indian Institute of Science di Bangalore e l'IIT-Madras.
La macchina avrà 2 GB di RAM, connettività WiFi e consumerà due watt. Il costo finale sarà come detto di circa 8 euro (500 rupie) anche se oggi non è ancora in target (attualmente è di circa il doppio). Rappresentanti indiani sostengono comunque che lo sarà una volta avviata la produzione su larga scala.
Il laptop fa parte di un progetto del governo indiano chiamato National Mission on Education. L'obiettivo prevede anche di portare libri di testo in tutta l'India attraverso l'online e renderli disponibili agli studenti.
Il prezzo di 8 euro sarebbe circa un centesimo di quello dei laptop da 100 dollari creati da Nicholas Negroponte del MIT attraverso il progetto One Laptop Per Child Project. Dispositivo considerati troppo costosi dal governo indiano. Negroponte si è detto scettico circa l'annuncio del computer a bassissimo costo.
La macchina avrà 2 GB di RAM, connettività WiFi e consumerà due watt. Il costo finale sarà come detto di circa 8 euro (500 rupie) anche se oggi non è ancora in target (attualmente è di circa il doppio). Rappresentanti indiani sostengono comunque che lo sarà una volta avviata la produzione su larga scala.
Il laptop fa parte di un progetto del governo indiano chiamato National Mission on Education. L'obiettivo prevede anche di portare libri di testo in tutta l'India attraverso l'online e renderli disponibili agli studenti.
Il prezzo di 8 euro sarebbe circa un centesimo di quello dei laptop da 100 dollari creati da Nicholas Negroponte del MIT attraverso il progetto One Laptop Per Child Project. Dispositivo considerati troppo costosi dal governo indiano. Negroponte si è detto scettico circa l'annuncio del computer a bassissimo costo.
mercoledì 28 gennaio 2009
Prompt dei Comandi.
Menu START > ESEGUI > e digitare cmd
Per avere il dettaglio delle opzioni del comando e la sua corretta sintassi, e’ sufficiente lasciare uno spazio dopo aver digitato il comando e digitare /?
recover
sintassi del comando
recover [unita':] [percorso]nomefile
Per recuperare file da unita’ danneggiate o difettose (un file alla volta).
fsutil fsinfo
La schermata presentera’ una serie di opzioni che consentiranno di conoscere informazioni approfondite sui volumi e il tipo di filesystem utilizzato:
drivers (elenca tutte le unita’)
drivetype (interroga un’unita’ in base al tipo)
volumeinfo (interroga le informazioni sul volume)
ntfsinfo (interroga informazioni sul volume specifiche per ntfs)
statistics (interroga le statistiche dei file system)
ipconfig
Questo comando visualizzera’ suffisso DNS, indirizzo IP, subnet mask e gateway predefinito del computer.
Per ulteriori informazioni e per visualizzare un report di configurazione dettagliato digitare ipconfig /all al prompt dei comandi, quindi premere INVIO.
Confermare le impostazioni dei server DNS e WINS, la disponibilita’ di un indirizzo IP e la correttezza dei dati relativi a subnet mask, gateway predefinito e nome host.
sfc
Per la gestione del sistema.
nbtstat
Per la gestione della rete. I nomi NetBIOS vengono risolti in indirizzi IP tramite NetBIOS su TCP/IP (NetBT). TCP/IP fornisce numerose opzioni per la risoluzione di nomi NetBIOS, come la ricerca di cache locale, la query di server WINS, la trasmissione, la query di server DNS e la ricerca LMHOSTS e HOSTS.
Nbtstat e’ un utile strumento per risolvere i problemi di risoluzione di nomi NetBIOS. È possibile utilizzare il comando nbtstat per rimuovere o correggere voci precaricate. Per utilizzare il comando nbtstat:
• Per visualizzare la tabella NetBIOS del computer locale, digitare nbtstat -n al prompt dei comandi, quindi premere INVIO. Verranno visualizzati i nomi che sono stati registrati localmente nel computer da programmi come il server e il redirector.
• Per visualizzare il contenuto completo della cache dei nomi NetBIOS, digitare nbtstat -c al prompt dei comandi, quindi premere INVIO. Verra’ visualizzata la cache dei nomi NetBIOS, che contiene il mapping nome/indirizzo IP degli altri computer.
• Per eliminare la cache dei nomi e caricarla nuovamente dal file LMHOSTS, digitare nbtstat -r al prompt dei comandi, quindi premere INVIO.
• Per eseguire un comando di richiesta sullo stato della scheda NetBIOS rispetto al computer specificato per nome, digitare nbtstat -a NetBIOS nome computer al prompt dei comandi, quindi premere INVIO. La richiesta di stato della scheda restituisce la tabella di nomi NetBIOS locali del computer specificato e l’indirizzo MAC della scheda di rete.
• Per visualizzare un elenco delle connessioni di client e server, digitare nbtstat -s al prompt dei comandi, quindi premere INVIO. Il comando fornisce un elenco delle sessioni NetBIOS correnti e il loro stato, inclusi dati statistici.
ping
Se non e’ possibile contattare un server remoto, e’ possibile utilizzare questo comando per analizzare la situazione.
Per effettuare il ping a un host di rete direttamente:
1. Digitare ping indirizzo IP dell’host di rete remoto (ad esempio, ping 192.168.1.104) oppure ping nome host (ad esempio, ping www.microsoft.com) e premere INVIO.
2. La risposta potrebbe essere analoga alla seguente:
Risposta da 192.168.1.104: byte=32 durata=40ms TTL=61
In questo caso il server e’ disponibile sulla rete.
Se non e’ possibile contattare la risorsa, risolvere il problema di connessione utilizzando il comando ping per verificare la connettivita’ alle diverse risorse di rete:
a. Effettuare il ping all’indirizzo di loopback, utilizzando il comando ping 127.0.0.1 per verificare che il TCP/IP sia installato e funzioni correttamente sul computer locale.
b. Effettuare il ping all’indirizzo IP del computer locale per verificare che sia stato correttamente aggiunto alla rete.
c. Effettuare il ping all’indirizzo IP del gateway predefinito per verificare che il gateway sia attivo e che sia possibile connettersi a un host della rete locale. Per ottenere l’indirizzo IP del gateway locale predefinito utilizzare il comando ipconfig .
d. Effettuare il ping all’indirizzo IP di un altro host remoto per verificare che il computer che presenta il problema sia in grado di comunicare tramite router.
tracert
Tracert e’ un’utilita’ di rilevazione di route che puo’ essere utilizzata per determinare il percorso di rete di una destinazione. Per determinare il percorso che un pacchetto intraprende sulla rete e dove tale percorso potrebbe terminare:
1. Al prompt dei comandi digitare tracert indirizzo IP dell’host di rete remoto e premere INVIO.
2. Esaminare i risultati per determinare il tempo che il pacchetto ha impiegato per raggiungere ogni segmento di rete e il punto in cui la connessione potrebbe smettere di funzionare.
net view
Con questa utility si otterra’ l’elenco di tutti i nomi dei gruppi di lavoro presenti nella rete, e di ciascun gruppo di lavoro, i nomi dei computer che vi sono abbinati.
Istruzioni abbinate:
net view /domain per avere l’elenco di tutti i nomi dei gruppi di lavoro.
net view /domain:nome gruppo di lavoro per avere l’elenco dei computer che si trovano in uno specifico gruppo di lavoro.
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Per avere il dettaglio delle opzioni del comando e la sua corretta sintassi, e’ sufficiente lasciare uno spazio dopo aver digitato il comando e digitare /?
recover
sintassi del comando
recover [unita':] [percorso]nomefile
Per recuperare file da unita’ danneggiate o difettose (un file alla volta).
fsutil fsinfo
La schermata presentera’ una serie di opzioni che consentiranno di conoscere informazioni approfondite sui volumi e il tipo di filesystem utilizzato:
drivers (elenca tutte le unita’)
drivetype (interroga un’unita’ in base al tipo)
volumeinfo (interroga le informazioni sul volume)
ntfsinfo (interroga informazioni sul volume specifiche per ntfs)
statistics (interroga le statistiche dei file system)
ipconfig
Questo comando visualizzera’ suffisso DNS, indirizzo IP, subnet mask e gateway predefinito del computer.
Per ulteriori informazioni e per visualizzare un report di configurazione dettagliato digitare ipconfig /all al prompt dei comandi, quindi premere INVIO.
Confermare le impostazioni dei server DNS e WINS, la disponibilita’ di un indirizzo IP e la correttezza dei dati relativi a subnet mask, gateway predefinito e nome host.
sfc
Per la gestione del sistema.
nbtstat
Per la gestione della rete. I nomi NetBIOS vengono risolti in indirizzi IP tramite NetBIOS su TCP/IP (NetBT). TCP/IP fornisce numerose opzioni per la risoluzione di nomi NetBIOS, come la ricerca di cache locale, la query di server WINS, la trasmissione, la query di server DNS e la ricerca LMHOSTS e HOSTS.
Nbtstat e’ un utile strumento per risolvere i problemi di risoluzione di nomi NetBIOS. È possibile utilizzare il comando nbtstat per rimuovere o correggere voci precaricate. Per utilizzare il comando nbtstat:
• Per visualizzare la tabella NetBIOS del computer locale, digitare nbtstat -n al prompt dei comandi, quindi premere INVIO. Verranno visualizzati i nomi che sono stati registrati localmente nel computer da programmi come il server e il redirector.
• Per visualizzare il contenuto completo della cache dei nomi NetBIOS, digitare nbtstat -c al prompt dei comandi, quindi premere INVIO. Verra’ visualizzata la cache dei nomi NetBIOS, che contiene il mapping nome/indirizzo IP degli altri computer.
• Per eliminare la cache dei nomi e caricarla nuovamente dal file LMHOSTS, digitare nbtstat -r al prompt dei comandi, quindi premere INVIO.
• Per eseguire un comando di richiesta sullo stato della scheda NetBIOS rispetto al computer specificato per nome, digitare nbtstat -a NetBIOS nome computer al prompt dei comandi, quindi premere INVIO. La richiesta di stato della scheda restituisce la tabella di nomi NetBIOS locali del computer specificato e l’indirizzo MAC della scheda di rete.
• Per visualizzare un elenco delle connessioni di client e server, digitare nbtstat -s al prompt dei comandi, quindi premere INVIO. Il comando fornisce un elenco delle sessioni NetBIOS correnti e il loro stato, inclusi dati statistici.
ping
Se non e’ possibile contattare un server remoto, e’ possibile utilizzare questo comando per analizzare la situazione.
Per effettuare il ping a un host di rete direttamente:
1. Digitare ping indirizzo IP dell’host di rete remoto (ad esempio, ping 192.168.1.104) oppure ping nome host (ad esempio, ping www.microsoft.com) e premere INVIO.
2. La risposta potrebbe essere analoga alla seguente:
Risposta da 192.168.1.104: byte=32 durata=40ms TTL=61
In questo caso il server e’ disponibile sulla rete.
Se non e’ possibile contattare la risorsa, risolvere il problema di connessione utilizzando il comando ping per verificare la connettivita’ alle diverse risorse di rete:
a. Effettuare il ping all’indirizzo di loopback, utilizzando il comando ping 127.0.0.1 per verificare che il TCP/IP sia installato e funzioni correttamente sul computer locale.
b. Effettuare il ping all’indirizzo IP del computer locale per verificare che sia stato correttamente aggiunto alla rete.
c. Effettuare il ping all’indirizzo IP del gateway predefinito per verificare che il gateway sia attivo e che sia possibile connettersi a un host della rete locale. Per ottenere l’indirizzo IP del gateway locale predefinito utilizzare il comando ipconfig .
d. Effettuare il ping all’indirizzo IP di un altro host remoto per verificare che il computer che presenta il problema sia in grado di comunicare tramite router.
tracert
Tracert e’ un’utilita’ di rilevazione di route che puo’ essere utilizzata per determinare il percorso di rete di una destinazione. Per determinare il percorso che un pacchetto intraprende sulla rete e dove tale percorso potrebbe terminare:
1. Al prompt dei comandi digitare tracert indirizzo IP dell’host di rete remoto e premere INVIO.
2. Esaminare i risultati per determinare il tempo che il pacchetto ha impiegato per raggiungere ogni segmento di rete e il punto in cui la connessione potrebbe smettere di funzionare.
net view
Con questa utility si otterra’ l’elenco di tutti i nomi dei gruppi di lavoro presenti nella rete, e di ciascun gruppo di lavoro, i nomi dei computer che vi sono abbinati.
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net view /domain per avere l’elenco di tutti i nomi dei gruppi di lavoro.
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