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lunedì 16 febbraio 2009

Rapelay, simulatore di stupri.

Che i Giapponesi non avessero molti tabù legati al sesso è risaputo, ma che addirittura avessero prodotto un videogioco che simulasse una violenza sessuale non lo sapevo proprio.

Rapelay vi mette nei panni di un pervertito che segue una madre di due ragazzine, la violenta e poi procede a fare la stessa cosa alle due minorenni. Chi l'ha visto dice che il videogioco è molto esplicito e dettagliato e include dettagli come le lacrime delle donne e le loro suppliche.

Tramite un giro di negozi affiliati ad Amazon, il celebre sito di ecommerce si è ritrovato a vendere il gioco senza nemmeno saperlo. Dopo una segnalazione ha però velocemente provveduto a rimuoverlo dal proprio catalogo.

E' assurdo come non si rispetti la persona umana, causa del profitto e del denaro.

Dico questa "genio" ( per dire), che inventato sto gioco assurdo, non ha vergogna la mattina quando si guarda allo specchio, e le autorità Giapponesi ?


Ho sempre pensato il Giappone un paese in cui i valori di rispetto, amore per il prossimo siano delle priorità, i Samurai con le loro lotte per i valori contro i soprusi, invece sono solo ricordi, non rispettati, che delusione !


Propongo una petizione per vietare la commercializzazione di questo gioco, e la rimozione da YouTube del video.





domenica 15 febbraio 2009

PACCHETTO SICUREZZA: C'E' DENTRO IL BAVAGLIO PER IL WEB.

Nel disegno di legge 733, il cosiddetto "pacchetto sicurezza", c'è un punto importante che riguarda il futuro della rete in Italia. Sotto forma di un emendamento, inserito dal senatore Gianpiero D'Alia (UDC), s’introduce nel DDL l'articolo 50-bis, "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet".

Il primo comma dell'articolo voluto da D'Alia, nella sua versione originale, recitava: "Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine." Cerchiamo di capire che vuol dire tutto ciò.


Se le parole di un cittadino della rete dovessero finire sotto indagine per essersi pronunciato riguardo a certi delitti, se il cittadino della rete dovesse essere sospettato di aver incoraggiato a commettere un reato, l'autorità giudiziaria può comunicare al Ministro dell'Interno la necessità di intervenire.

E fin qui sembra chiaro. Ma c'è nascosto dentro un uovo di Pasqua, con tanto di sorpresa. E precisamente la sorpresa sta in quel passaggio: "il Ministro dell'interno (...) può disporre con proprio decreto l'interruzione".


Il problema sta nella terza persona singolare del verbo potere: egli può disporre. Come spiega l'avvocato Daniele Minotti, esperto di diritto della Rete, "ci sono i presupposti perché il ministro agisca in modo discrezionale.

La formulazione del testo non sembra obbligare il Ministro a disporre il decreto per mettere in moto i provider". In questo comma c'é poi un'altro elemento molto preoccupante. Il fatto che l'attuazione del decreto non spetta, come funziona per tutti i reati informatici, alla polizia postale, o al GAT della guardia di finanza, insomma ai corpi preposti, bensì ai fornitori di connettività.

In pratica è il provider internet che deve staccare dalla rete, di fatto procedere alla censura, del sito web indicato dal ministro, altrimenti va incontro a sanzioni pesanti. Multe elevatissime, in certi casi anche il carcere.

Sostanzialmente, il pericolo del bavaglio cala non solo sui grandi portali di informazione dal basso, come Youtube ma, con la scusa di impedire l'incitamento al reato, diviene a rischio chiusura anche ogni blog anche per un solo commento!


I provider internet, dal canto loro, si ritrovano con una brutta grana da pelare. Infatti avranno 24 ore per isolare dalla rete la pagina indicata dal decreto del ministro. A pendere sul capo del provider potrebbero esserci sanzioni che oscillano dai 50mila ai 250mila euro.

Il rischio più grande, sottolinea l'avvocato Minotti, è l'ombra dell'accusa di essere corresponsabili di "apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet". "Rischiano di essere accusati di concorso - spiega Minotti - si tratta di un meccanismo perverso: avere l'obbligo giuridico di impedire un evento e, sfuggire a quest'obbligo equivale a lasciare che altri continuino a compiere il reato; si finisce per dover rispondere di reato omissivo improprio. Pagando per la stessa imputazione".

Che in Italia è punita con il carcere, da uno a cinque anni.


Secondo i giuristi esperti della materia, i reati d'opinione rischiano di sovrapporsi con la manifestazione del pensiero dell'individuo: diritto tutelato dall'articolo 21 della Costituzione.
E i provider Internet sarebbero costretti a setacciare la libera espressione, con un ruolo da sceriffi. I tecnici della Rete invece fanno notare come non sia tecnicamente possibile filtrare Internet, ma la politica ha deciso di ignorare sia i giuristi sia i tecnici.

Così, se in futuro un blogger dovesse parlare di una legge e dire che la ritiene ingiusta, criticandola, i provider dovranno bloccarlo, se il Ministro dell'interno lo vuole.


D'altronde, ad aprire la strada ad un simile provvedimento era stata una dichiarazione forte di Berlusconi, quella di voler proporre una regolamentazione di Internet anche sul piano internazionale.

Così, anche se l'emendamento viene da un parlamentare UDC, il consenso da parte della maggioranza è stato immediato: i politici mettono mano a Internet per regolarla, e fanno danni perché lo fanno in fretta e furia senza chiedere pareri agli addetti ai lavori e trattando la Rete come se fosse un qualsiasi mezzo di comunicazione.


La vivace ma civile protesta che ha scosso la rete nei giorni successivi ha convinto D'Alia a cambiare il testo del primo comma, senza far notare troppo la cosa alla stampa.

Il nuovo testo recita: "Salvo che il fatto costituisca reato, il Ministro dell'interno, quando accerta che alcuno, in via telematica sulla rete internet, compie attività di apologia o d’incitamento di associazioni criminose in generale, di associazioni mafiose, di associazioni eversive e terroristiche, ovvero ancora attività di apologia o d’incitamento alla violenza in genere e alla violenza sessuale, alla discriminazione o all'odio etnico, nazionale, razziale o religioso, dispone con proprio decreto l'interruzione dell'attività indicata, ordinando ai fornitori di servizi di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine."


E' cambiato molto, rispetto alla prima proposta. Certo, fa riferimento ad apologie e incitamenti di specifici reati, contiene ancora passaggi opinabili e discutibili, ma nel frattempo è stato rimaneggiato.

Segno che ancora oggi farsi sentire, anche in Rete, serve a qualcosa. Restano validi gli altri commi, con tutte le conseguenze per i provider esaminate fino ad ora. C’è ancora molto su cui protestare.

altrenotizie.org


sabato 7 febbraio 2009

Facebook fa causa a Power.com.

Facebook cita Power.com, una di start-up che consente agli utenti di accedere a una serie di reti sociali attraverso un portale.

Facebook ha depositato una querela Martedì in California, per violazione di copyright e di marchi; ed illecita concorrenza; e la violazione del Digital Millennium Copyright Act, CAN-SPAM Act.

In quanto con Power.com, è possibile vedere tutti i tuoi amici, il loro status, gli aggiornamenti, visitare il loro profilo, ed anche inviare un messaggio a più amici su più sociali network - il tutto in un unico posto.

Il mese scorso, editor Rafe Needleman ha descritto come Power, sia una grande comodità per le persone che hanno i profili e gli amici sparsi in Facebook, MySpace, Orkut, Hi5, e AOL, Yahoo, MSN.

Ma Facebook non è d'accordo. Perchè Power.com utilizza Facebook Connect, invece di chiedere agli utenti, le loro informazioni di log-in e password, si connettono direttamente.

Potenza rimosso l'accesso a Facebook, dopo la richiesta è stata depositata.

Risposta di Power.com: è vero che si accede senza chiedere il consenso da parte dei siti ma gli elenchi nei social network sono liberi e tutti si possono ritrovare, senza chiedere il permesso per cercare un nome.

Ma Facebook continua con la sua battaglia, obbligando a Power.com di sospendere il suo sistema di ricerca e bloccando anche altri canali di accesso: Google Reader, Hulu, Last.fm, Pandora, StumbleUpon, YouTube, Digg, Flickr, Picasa, e Yelp.

Con Live Feed, si controlla in tempo reale in tutto Facebook, gli amici cosa stanno facendo sul sito, dando agli utenti un modo per monitorare i loro contatti.





mercoledì 4 febbraio 2009

"Best Free Video Player per tutti i formati video e audio oggi sul mercato!"

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Uno dei più popolari del mondo media player!
Mai fin dall'inizio nel 2000, BS.Player è stato uno dei più popolari al mondo.

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Perché non utilizzare gran parte della potenza di elaborazione è adatto per tutti coloro che usano un po 'meno in grado di computer, ma non vuole rinunciare ad avere eccellente qualità audio e video. La riproduzione multimediale non è stato e non potrà mai essere disturbato da alcun fastidioso problema tecnico. E' possibile scaricare gratuitamente BS.Player 2,34 ora.